Il significato del 25 aprile nella società contemporanea

Il 25 aprile 1945 venne proclamato con legge dello Stato festa nazionale e definito come anniversario della Liberazione dall’occupazione nazi-fascista, anche se le ultime sacche di resistenza fasciste vennero debellate tra la fine di maggio e l’inizio di giugno dello stesso anno.

Con tale data viene celebrata la fine della guerra, la liberazione della nazione, la conquista degli ideali democratici, che vedranno il loro definitivo trionfo con l’elezione politiche del ’48 e con l’avvento definitivo della democrazia parlamentare.

Per adesso il Paese ha davanti a sé un immane sforzo da compiere: bisogna sanare le ferite della guerra, avviare un’opera grandiosa di ricostruzione delle città distrutte e soprattutto cercare di sollevare, sul piano morale e materiale, la coscienza del popolo italiano prostrata da cinque anni di lutti e di stragi.

Si può dire che non esiste famiglia che non abbia pagato un pesante tributo di sangue al suo interno.

Vi sono morti nelle campagne militari, morti sotto i bombardamenti, morti nelle rappresaglie naziste, morti nella guerra civile e poi vi sono le violenze subite dalle donne indifese, dai bambini innocenti. Ad ogni livello sociale dolori e lacrime sono difficili da placare perché, se in qualche modo guariscono le ferite materiali, restano quelle spirituali e morali che, come un incubo, tormentano i ricordi ed emergono spesso e volentieri dall’inconscio individuale e collettivo.

Eppure, in quest’opera di risanamento materiale e morale il popolo italiano diede prova di grande forza interiore e di grande operosità tanto è vero che nel primo quindicennio dopo la guerra, cioè dal ‘45 al ’60 venne compiuto un grande balzo in avanti che determinò, dopo gli anni ’60, il primo cosiddetto “miracolo economico”, che garanti lavoro ai giovani con l’espansione industriale verso il Sud.

Ne è un esempio la costruzione della FIAT a Cassino, dell’Alfa Romeo a Pomigliano D’Arco (NA) e ancora della FIAT a Val di Sangro.

A garanzia delle comunicazioni nel Paese venne costruita, in tre anni, l’autostrada del Sole che collegava Milano a Napoli, per proseguire poi sino a Reggio Calabria.

A voler trarre un consuntivo delle difficoltà superate e dei risultati raggiunti dobbiamo riconoscere che esso è senz’altro positivo: un Paese prostrato dalle ferite di una guerra quinquennale è risorto a nuova vita ed ha raggiunto uno sviluppo quasi uguale a quello delle altre nazioni europee.

Tali risultati, però, non devono far dimenticare ai cittadini del nostro tempo le sofferenze ineffabili dei loro padri e nonni che vissero e soffrirono in quel periodo e sperarono con tutte le loro forze di vedere la fine della guerra e i benefici della pace.

Oggi la maggior parte di quei sopravvissuti sono scomparsi e ne resta solo qualcuno in avanzata età, ma le loro tragedie e le loro sofferenze costituiscono un triste retaggio della storia contemporanea.

Perciò a noi è gradito rievocare quei fatti affinché la gioventù attuale venga messa in condizione di non dimenticare.

Chi vive negli agi e nelle comodità della vita moderna non pensa o stenta a credere quanto hanno sofferto coloro che vissero in quel periodo infelice.

A nostro giudizio privilegiare la conoscenza di quegli avvenimenti deve essere un dovere morale e civile per i giovani di oggi, perché la consapevolezza delle sofferenze subite dai nostri padri per uscire dalle rovine della guerra e ripristinare una società civile e democratica rende più consapevoli del rispetto dei valori acquisiti con tanta fatica e con tanta sofferenza, cioè dei valori della libertà, della democrazia e delle scelte del futuro.

Prof.ssa Leonarda Oliva

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