Questione baracche: gestione fallimentare

[pullquote]La storia[/pullquote]

A Cassino alcune strade sono da 3 o 4 lustri utilizzate da alcune famiglie per rivendere frutta e verdura, statue in gesso e automobili.

Per noi cittadini era diventato quasi normale vedere il margine di parte di via Gaetano di Biasio (ingresso nord-ovest della città) e di via Enrico de Nicola (ingresso sud-est) utilizzato da alcune persone per procacciarsi da vivere.

Tutti sapevamo che quegli spazi erano pubblici e che non potessero essere usati da privati in maniera arbitraria e personalistica, ma da decenni le cose andavano così!

Qualche mese fa però qualcuno, tutto d’un tratto, ha deciso di applicare la legge e ha sollecitato moltissimo le forse dell’ordine affinché prendessero i necessari provvedimenti con sigilli e sequestri.

Così è stato e una mattina della seconda metà di marzo 2017 la polizia giudiziaria ha fatto irruzione nei luoghi in questione.

Tra sceneggiate napoletane e tensione alle stelle le “baracche” dell’ingresso sud sono state sigillate, come molte di quelle di Cassino nord.

Si ho detto molte, non tutte.

Infatti sembra che uno dei titolari abbia esibito un regolare contratto di fitto delle aree emanato dal proprietario: l’Ater di Frosinone.

Il risultato finale è che solo lui è rimasto aperto e sta continuando ad esercitare la propria professione di commerciante.

[pullquote]I recenti episodi[/pullquote]

E gli altri stanno a guardare. O meglio stavano a guardare!

Circa una settima fa uno di loro ha deciso di provare a fare qualcosa.

[pullquote]Il cartello “vendo droga”[/pullquote]

Ha iniziato con una provocazione affiggendo sulle “sue” baracche il cartello con la scritta “da oggi vendo droga” che la polizia ha prontamente rimosso.

Qualche giorno fa, mettendosi al margine della struttura sequestrata, ha iniziato nuovamente il commercio di frutta.

E dopo poche ore, si apprende dai quotidiani odierni, è stato raggiunto dalla polizia locale che gli ha elevato una maxi multa da più di 5.000 €.

A tal proposito vorrei fare una riflessione su tutto quello che è accaduto da marzo ad oggi.

Il problema delle baracche a Cassino è stato erroneamente accettato da anni da tutta la classe politica cittadina. Di tanto in tanto qualche amministrazione in campagna elettorale diceva che bisognava toglierle, proclama pro preferenze, e poi restava tutto fermo.

Nessuno ha provato ad avanzare una proposta concreta per risolvere il problema evitando di mettere sul lastrico tutte le famiglie che ci si sostentavano economicamente e il piccolo indotto di lavoratori che ci si era creato attorno.

Da un giorno all’atro ad alcuni di loro gli è stato tolto il pane da sotto i denti.

E ciò è stato fatto all’inizio della stagione estiva, periodo in cui la maggior parte di loro si accingevano ad “alzare le serrande”.

La domanda è: non si poteva aspettare soltanto altri 3 o 4 mesi?

Alcuni di loro mi avevano detto che quella di quest’anno sarebbe stata l’ultima stagione, poi “sarebbero andati in pensione”!

Invece no…si è deciso di mostrare i muscoli. E, ancora una volta, lo si è fatto con i più deboli. Si si è stati forti con i deboli e deboli con i forti!!!

Intendiamoci: anche io sono per levare le baracche dalle strade della città, ma bisognerebbe farlo offrendo un’alternativa. Non solo a chiacchiere ma con i fatti. Preparando opportunamente aree potenzialmente utilizzabili.

[pullquote]La proposta[/pullquote]

A cosa penso? Penso alla piazza centrale del quartiere Colosseo che oggi risulta abbamdonata a se stessa e alla sera diventa una piccola Scampia…

Certamente se fosse adibita a mercato permanete tutta la zona ne beneficerebbe riqualificandosi. Con opportune politiche di incoming addirittura potrebbe attrarre turisti e consumatori.

Un’amministrazione questo dovrebbe fare, non continuare ad alimentare odio, perché se lo fa poi non può lamentarsi di eventuali dimostranze poco educate.

L’odio, da che mondo e mondo, ha sempre generato odio.

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