La patente di guida alle donne arabe: conquista fine a se stessa o inizio del cammino di emancipazione?

E’ di circa due settimane fa la notizia  che in Arabia Saudita è stata concessa alle donne la facoltà di conseguire la patente di guida per autovetture.

I quotidiani italiani hanno dato ampio risalto a questo fatto, che segna una pietra miliare nell’emancipazione della donna anche nei Paesi musulmani.

E’ chiaro che di fronte ai diritti acquisiti dalle donne nei Paesi occidentali, questa conquista è ancora poca cosa.

Se essa, di fatti, resterà un fatto isolato e privo di sviluppi verso un’ulteriore emancipazione della donna, ci sarà poco da stare contenti.

Se, al contrario, essa indica la nuova strada da seguire per portare finalmente la donna a godere dei diritti e dei privilegi, ora appannaggio esclusivo degli uomini, allora vorrà dire che il permesso di conseguire la patente costituisce l’inizio di una svolta epocale nel cammino ancora lungo dell’emancipazione femminile.

Come ben si sa, la donna nei Paesi musulmani non è mai stata libera sin dalla nascita: essa è sotto la tutela del padre, e, in mancanza di questo, dei fratelli, che possono decidere del suo futuro a dispetto della sua libertà, dei suoi desideri e delle sue scelte.

Quanti esempi ci sono, anche in Italia, di giovani musulmane colpevolizzate, torturate ed uccise perché si erano ribellate alle scelte dei loro genitori e avevano rifiutato di accettare lo sposo da loro impost?

Gli esempi accennati non sono che la punta dell’iceberg perché nei Paesi musulmani le tradizioni sono dure a morire e le donne arabe devono accettare per forza gli ordini impartiti dai genitori sui loro destini futuri.

Per noi Occidentali questo stato di cose rappresenta la barbarie dell’oppressione dell’uomo sulla donna, quella stessa che esisteva in Italia nel corso dell’Ottocento, con particolare riferimento alle regioni del Mezzogiorno.

Un’altra forma di schiavitù di quelle donne è costituita dall’obbligo dell’abbigliamento che devono portare e che le copre dalla testa ai piedi in ogni giorno dell’anno.

Quelle che scelgono un abbigliamento occidentale si espongono a punizioni di ogni genere che non escludono la violenza.

E che dire della segregazione razziale a cui sono condannate le donne sposate, che devono passare la maggior parte della vita tra le pareti domestiche a sbrigarne le faccende perché è il marito che provvede a tutte le spese necessarie che in Occidente svolgono le donne?

E’ chiaro che in queste condizioni appare ancora lungo il cammino verso l’emancipazione femminile in quei Paesi; per questo motivo la concessione della patente di guida ci sembra una base di partenza che ben promette se non è fine a se stessa, vale a dire se ad essa farà seguito un’autentica volontà dei governi verso una rapida evoluzione della società in senso liberatorio di tutte le strutture oppressive che sino a questo momento hanno condizionato la donna sottoponendola ad una vita di soggezione nei confronti dell’uomo e del mondo che la circonda.

Prof.ssa Leonarda Oliva

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