La forza della collaborazione tra il ricco e il povero

La forza della collaborazione tra il ricco e il povero –  I capitalisti e la classe operaia smettano l’ormai eterna belligeranza 

Maggio 2017

Classe operaia non pervenuta, 3,3 milioni di persone senza reddito, 7 su 10 under 35 vivono con i genitori o il proprio punto di riferimento è un anziano per i soldi.

Ecco la situazione denunciata da molte agenzie oggi. Ma tranquilli, non c’è da preoccuparsi. Infatti ogni tanto i telegiornali dicono che l’Italia si è ripresa, che l’economia è ripartita! (Non so a che scopo lo fanno, ma almeno ci danno un po’ di illusionistico coraggio).

La realtà, ahimè, è nella percezione di tutti (si di tutti, perché anche i pochi che “stanno bene” se ne rendono conto).

A questo proposito vorrei fare una breve riflessione su quello che sento molto spesso in giro. Si, su quella faida, finora solo chiacchierata, che c’è tra le ormai uniche due categorie rimaste: i ricchi e i poveri (quella media è andata già da un po’).

«I capitalisti sono la rovina del popolo», «il ricco è sempre più opportunista», «il dio denaro fa del male al popolo», «non servono i soldi per vivere bene», e di più… e più pesanti….

L’altra parte: «i poveracci so sfigati», «noi siamo meglio», «il popolino»…..e con l’atteggiamento da superiori..!

La verità è che i soldi fanno gola a tutti e chi non riesce a farne tanti diventa dapprima invidioso e poi rancoroso.

D’altro canto i ricchi, vedendosi spesso mal guardati, magari quando passano nella loro lussuosa auto per il centro città, covano un medesimo sentimento di rabbia per l’altra parte!

E così si va avanti e la divisione concettuale è sempre più marcata.

La verità è che da qualche anno a questa parte, con il venir meno del Pubblico che dava lavoro, gli uni hanno bisogno degli altri: il lavoratore ha bisogno del lavoro e il datore di lavoro ha bisogno chi lavora.

Per assurdo il “povero rancoroso” dovrebbe sperare nell’aumento del numero “del capitalista sfruttatore” e quest’ultimo nell’aumento della “forza lavoro disciplinata” (con “disciplinata” non intendo che ci si deve appecoronare).

Penso che questa malefica crisi di trapasso si possa vincere solo superando le ormai inutili e ideologiche faide e attraverso una sempre più ampia collaborazione tra imprenditore e cittadino lavoratore.

C’è bisogno di una presa di coscienza collettiva capace di creare alleanze tra specie da anni belligeranti.

Una proposta per mettere insieme capre e cavoli? L’azienda che ha tra gli azionisti i propri lavoratori (a breve sarà dedicata una sezione sull'argomento).

La vera battaglia è per il lavoro, che si ottenga come dipendente o come autonomo. 

E ricordiamoci, tutti, che il percorso, vuoi o non vuoi, termina con lo stesso traguardo!

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