Il due giugno, genesi della Repubblica e della Democrazia.

Il due e tre del mese di giugno del 1946 il popolo italiano venne chiamato alle urne per decidere la forma di governo da dare all’Italia, ovverosia per stabilire se voleva essere governato da uno Stato monarchico, come era avvenuto sino a quel momento, oppure se era orientato verso una struttura repubblicana e democratica dello Stato.

L’esito elettorale determinò la vittoria dei sostenitori della Repubblica con circa 12 milioni di voti e la sconfitta dei sostenitori della monarchia con circa 10 milioni.

L’ultimo rappresentante dello Stato monarchico, cioè il re Umberto I, abbandonò l’Italia e si recò in volontario esilio in Portogallo, mentre nel Paese, gradualmente, si procedeva alla riorganizzazione della struttura repubblicana.

Il primo rappresentante dell’unità nazionale fu Enrico De Nicola, in attesa delle elezioni politiche da tenersi quanto prima.

Come era potuto accadere che in un Paese di radicate tradizioni monarchiche all’improvviso il popolo si ribella ad esse e cambia radicalmente forma di governo?

Eppure nella storia passata, quando l’Italia era divisa e oppressa dagli Stati stranieri, la monarchia dei Savoia si era fatta paladina della causa dell’Unità d’Italia attraverso guerre e sacrifici di ogni genere fino a raggiungere l’obiettivo con la proclamazione del Regno d’Italia nel 1861 e con l’organizzazione dello Stato sotto la normativa dello Statuto albertino.

Nonostante le lotte sociali e la rivendicazione dei diritti dei lavoratori nei decenni intercorsi alla fine del diciannovesimo secolo e l’inizio del ventesimo, allo scoppio della Prima guerra mondiale il popolo si strinse attorno al vessillo monarchico dei Savoia e, attraverso sacrifici inenarrabili, portò il Paese al glorioso trionfo di Vittorio Veneto e allo sfacelo dell’Impero austro-ungarico.

Tanta fedeltà e tanta abnegazione era destinata a scomparire gradualmente durante il ventennio fascista e durante la Seconda guerra mondiale, che, come si sa, causò lutti e rovine a tutto il Paese.

Una volta chiamato a riflettere e a giudicare sulle responsabilità della monarchia sabauda in merito allo sfacelo del Paese, il popolo non poteva dimenticare che Vittorio Emanuele III aveva consegnato, nell’ottobre del 1922 ,il Paese  nelle mani di Benito Mussolini, che lo stesso monarca si era fatto complice della stretta dittatoriale del Fascismo dopo il vile assassinio di Giacomo Matteotti.

Chi, se non lo stesso re aveva tollerato che venisse imbavagliata la libertà di stampa, che venissero condannati i dissidenti politici al confino, all’esilio o alla galera?

Chi aveva firmato le leggi razziali (1938) contro gli Ebrei residenti nel Paese e autorizzato i rastrellamenti e la deportazione di quei poveri infelici nei campi di concentramento?

L’affossamento elettorale dello Stato monarchico costituiva, quindi, la rivalsa del popolo che si affacciava definitivamente ad una forma e ad una nuova concezione dello Stato attraverso la libera scelta elettorale.

Tutti i cittadini, donne comprese, furono chiamati ad esprimere liberamente il loro giudizio e la loro scelta; ed è doveroso notare che le donne (12 milioni) erano più numerose degli uomini (10 milioni) e che il loro apporto nella vittoria antimonarchica fu determinante.

Da allora la prassi elettorale è diventata naturale nella cultura e nella civiltà del popolo italiano: la consultazione della sua volontà, attraverso la scheda, è necessaria per indicare le modalità di governare lo Stato.

Possiamo dire che oggi le nostre convinzioni, le nostre scelte, le nostre decisioni vengono espresse periodicamente nelle tornate elettorali: la nostra Repubblica parlamentare è, quindi, saldamente radicata su basi democratiche e mai più un governo dello Stato può illudersi di non tener conto dell’espressione della volontà popolare e delle indicazioni che emergono dall’esito elettorale per la organizzazione politica e sociale del Paese.

Corre ormai il settantaduesimo anno da quel lontano giugno 1946 e, sulla base delle varie consultazioni elettorali, i governi che si sono succeduti hanno salvaguardato il Paese da catastrofi belliche rovinose e, attraverso sforzi e sacrifici di ogni genere, hanno contribuito allo sviluppo politico, economico e sociale del popolo italiano all’interno di una più vasta compagine democratica qual è quella europea.

Prof.ssa Leonarda Oliva

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